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 In Romania niente campi ma ghetti urbani

I rom in Romania non vivono in campi nomadi bensì in quartieri poveri alle periferie delle città, una sorta di encalve dove furono segregati forzatamente ai tempi di Ceausescu. Ufficialmente sono 535.000, ma il loro numero reale è stimato tra 1,5 e 1,8 milioni. Presero il nome di "rom" nel 1989, ma tutti conitnuano a chiamarli zingari.

Tra i quartieri dei rom ci sono il famigerato Ferentari alla periferia di Bucarest, o i paesi vicini a Calarasi (sud-est) e Craiova (sud). Degrado, criminalità e malattie sono fattori costanti in queste specie di enclave urbane.

Storia dei rom. In origine i rom erano servi presso le corti dei principi e nei monasteri, dove lavoravano l'oro e il rame e come fabbri. Si insediarono in Romania nel 1385. La servitù fu abolita nel 1844. Deportazioni durante la II Guerra mondiale: dei circa 25.000 nomadi romeni costretti ai lavori forzati in Transnistria, ne sopravvissero 11.000. Il comunismo vietò loro di praticare le attività tradizionali, destinandoli all'agricoltura. Con la caduta del comunismo hanno iniziato a muoversi nei paesi Ue, Italia in primis.

Le polemiche sui rom sono riesplose con l'omicidio di Giovanna Reggiani a Roma lo scorso autunno da parte del rom Nicolae Romulus Mailat. Un sondaggio Gallup divulgato dopo l'omicidio Reggiani confermava che molti romeni preferiscono la parola zingaro a rom nel timore si faccia confusione tra "rom" e "romeno". A febbraio 2000 il ministero degli esteri aveva deciso che nei documenti ufficiali deve essere usata la dicitura 'rom" e non "zingaro".

Il problema dell'istruzione. Una delle soluzioni proposte dalle autorità per promuovere l'inclusione dei rom è l'istruzione ma «spesso i presidi delle scuole decidono di separare i bambini rom da quelli romeni», spiega Magda Matache, direttrice dell'ong rom Romani Criss. «Il problema non è che i rom non mandino i figli a scuola, ma che gli insegnanti, il più delle volte romeni, non prestano loro sufficiente attenzione, per cui dopo otto classi molti non sanno nemmeno leggere e scrivere», critica la Matache sostenendo che la discriminazione tocca anche i rom laureati che difficilmente trovano lavoro.

Sostegno economico. Con i fondi europei Phare di 4,5 milioni di euro, l'Agenzia governativa nazionale per i rom ha sostenuto campagne antidiscriminazione e ha formato più di 2.000 persone per promuovere l'integrazione sociale, come ha detto il suo presidente Gruia Bumbu. «La Romania è l'unico Paese dell'est europeo che ha preso in prestito dalla Banca mondiale 25 milioni di dollari, di cui quasi la metà sarà destinata alle infrastrutture in 120 comunità rom», ha detto. Saranno anche modernizzati 70 asili e altri 20 costruiti in località a maggioranza rom. Altri 3,3 milioni di euro sono destinati ai documenti d'identità per i rom visto che moltissimi non ce li hanno.

Fonte: Il messaggero

 


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