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 Ue: I Ministri dell’interno e della giustizia approvano all’unanimità la proposta di direttiva sui rimpatri.


Il 18 giugno verrà votata nella plenaria del parlamento di Strasburgo. Si punta all’approvazione in prima lettura. La Presidenza di turno, la Commissione ed i relatori prevedono un voto “sul filo” ma positivo. La Conferenza dei vescovi europei si dice “molto preoccupata” per la proposta.

I Ministri dell'interno e della giustizia dell'Ue, riuniti a Lussemburgo, hanno confermato la proposta di direttiva sui rimpatri emersa dalla mediazione Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper).
La decisione, hanno riferito fonti europee, è stata presa all'unanimità. Superate nell’incontro anche le ultime titubanze di Austria e Belgio sulla durata massima di 18 mesi della detenzione amministrativa nei centri di permanenza.
La proposta verrà votata dalla plenaria dell'Europarlamento il 18 giugno. Il tentativo della presidenza e del relatore, il popolare tedesco Manfred Weber, è di farla passare in prima lettura, ma la discussione fra i gruppi e all'interno delle formazioni parlamentari è in pieno svolgimento. I principali dubbi sono stati espressi dai socialisti, sinistra e verdi, ma anche fra i liberaldemocratici (Adle) non è scontato un voto compatto a favore.
A questo riguardo la presidenza di turno slovena dell’Ue, attraverso il ministro dell’interno Dragutin Mate, si è detta “fiduciosa” del voto al primo turno della proposta che rappresenta “un compromesso accettabile”.
Più netto il commissario Ue alla Giustizia Sicurezza e Libertà Jacques Barrot che ha definito la direttiva “un progresso incontestabile”. Barrot, che ha promesso una vigilanza particolarmente attenta da parte della Commissione sul rispetto dei diritti dei minori, ha sottolineato come la direttiva rappresenta un quadro giuridico di garanzie per le persone oggetto di rimpatri. In particolare, per quanto riguarda le disposizioni sulla durata e sulle condizioni della detenzione, il commissario ha rilevato che sono basate sulla Convenzione europea per i diritti dell'uomo. Barrot ha inoltre ricordato che, allo stato attuale, in nove stati membri non esiste un limite temporale alle detenzioni amministrative nei centri di permanenza, per questo la direttiva se approvata sarebbe un “progresso”.
In sede parlamentare intanto iniziano le gradi manovre in vista del voto del prossimo 18 giugno. La relatrice “ombra” della proposta per i liberaldemocratici, l'olandese Jeanine Hennis Plaaschaert, ha pronosticato una “maggioranza risicata” ma sufficiente per l’approvazione al primo passaggio.
È importante l’approvazione in prima lettura perché un voto negativo, oltre ad innescare una fase di negoziazione difficoltosa, richiederebbe al secondo passaggio parlamentare una maggioranza qualificata difficilmente raggiungibile.
I liberali, vero e proprio ago della bilancia, si schiereranno a favore della proposta con i popolari e il gruppo di destra dell'Ue. I socialisti invece preparano una serie di emendamenti, sottoscritti da verdi e dalla sinistra europea.
A margine dell’incontro dei Ministri a Lussemburgo c’è stata anche la dura presa di posizione della Conferenza Episcopale Europea (Comece). I vescovi si dicono “molto preoccupati” sul progetto di direttiva.
In particolare i rappresentanti della Chiesa cattolica chiedono che “sia limitato l'uso delle detenzione amministrativa e il divieto di riammissione in circostanze eccezionali”. Suggeriscono inoltre di garantire “un periodo minimo di 30 giorni per il rimpatrio volontario”.

Fonte: Immigrazione Oggi

 

 


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